Acquisire il consenso scritto nel lavoro sociale 1


Nel lavoro sociale è spesso necessario acquisire il consesno informato delle persone anche se ne parliamo poco perchè trattiamo dati sensibili e riservati. Voi avete le idee chiare su questo tema? E su quello degll’accesso agli atti? E del segreto professionale? Cosa ci dice il coedice deontologico? E la normativa italiana?E che differenze tra pubblico ufficiale, esercente di pubblico servizio e libero professionista?

Ricevo almeno quotidianamente richieste da colleghi e durante i corsi di formazione molte domande su questi temi tanto importanti nel lavoro sociale.

Per chiarire le idee di assistenti sociali, educatori, coordinatori di servizi sociali ed educativi, delle cooperative sociali, dei liberi profesionisti del sociali, dei pedagigisti insomma di tutti quelli che afferiscono all’ambito del lavoro sociale ed educativo abbiamo deciso di organizzare le seguenti proposte formative ONLINE: LA RESPONSABILITÀ LEGALE e LA SALA DEGLI SPECCHI

Che lavoriate nei servizi pubblici o siate collaboratori di cooperative o ancora liberi profesisonisti, sapete in quali casi è opportuno acquisire il consenso delle persone? Siete proprio sicuri. Io nonostante 16 anni di attività lavoratova come assistente sociale, coordinatore di servizi, libera professionista tuttora sto apprendendo! Sotto vi propongo un fac- simile di consenso al lavoro che svolgiamo e alla comunicazione con terzi. È migliorabile, quindi miglioriamolo!

Quando lavoriamo nel contesto pubblico se siamo nel ‘contenitore’ della beneficità – accesso spontaneo – e quindi al di fuori di qualcunque procedimento o provvedimento giudiziario acquisire consenso della persona agli interventi e al ricevere informazioni da terzi che sinao istituzioni o professionisti è necessario. Altrettanto, è fondamentale per il professionista privato perchè sarà sempre nel contenitore dlela consensualità. Ad esempio: se lavorate in un Comune e chiamate la scuola per un bambino vi possono dare informazioni? Ne siete sicuri? Confrontiamoci su dubbi, domande, riflessioni, normativa. Partecipate ai nostri corsi formativi ONLINE

Il consenso informato nell’ambito del lavoro sociale si struttura come consenso agli interventi concordati, al metodo di lavoro proposto e all’interloquire con soggetti terzi.

Anche i professionisti del sociale quindi è necessario acquisiscano il consenso dei loro clienti e utenti.

Ho pensato di creare un fac simile di consenso informato agli interventi e al contatto con soggetti terzi. Si può migliorare per cui commentate e creiamo cultura!

Del consenso informato si parla molto nell’ambito sanitario con la’ccezione seguente: ‘In Italia il consenso informato è una forma di autorizzazione del paziente a ricevere un qualunque trattamento sanitario previa la necessaria informazione sul caso da parte del personale sanitario proponente: in sostanza il malato ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute e la propria malattia, potendo chiedere al medico o altro esercente la professione sanitaria tutto ciò che non è chiaro, e deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi a una determinata terapia o esame diagnostico. Tale consenso costituisce il fondamento della liceità dell’attività sanitaria, in assenza del quale l’attività stessa costituisce reato. Il fine della richiesta del consenso informato è dunque quello di promuovere l’autonomia o libertà di scelta dell’individuo nell’ambito delle decisioni mediche’ Wikipedia

Noi come professionisti del sociale acquisiamo consenso per l’utilizzo concordato con la persona dei dati relativi alla sua situazione e condizioni definite insieme.

 


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Un commento su “Acquisire il consenso scritto nel lavoro sociale

  • G. Ghezzi

    ciao Elena,

    credo anch’io che questo tema sia molto rilevante e non solo perché costituisce un obbligo di legge ma perché, se gestito in modo non burocratico, può essere un importante tassello per costruire una relazione d’aiuto rispettosa.

    Io ho in mente la realtà del lavoro sociale in Comune, che è il mio ambito professionale: lo squilibrio di potere è insito nei ruoli che abbiamo, ma proprio questa consapevolezza ci induce a sfruttare ogni occasione per limitarlo. La firma del consenso informato e della privacy è una di queste occasioni.
    Informare il cittadino dei suoi diritti, spiegargli esattamente che cosa faremo con le informazioni che ci vorrà dare, come ci muoveremo, con quali autonomie e quali limiti, credo sia un primo passo per toglierlo dalla condizione di “utente in balia dei servizi” e considerarlo una persona ragionevole con la quale intessere una relazione adulta.

    Apprezzo molto la tua ottica wiki: “metto on line i miei materiali e chiedo alla comunità professionale di arricchirli”. Ci credo molto anch’io!
    A questo proposito ti segnalo un ottimo documento preparato da un gruppo di colleghe della Provincia di Bergamo con la consulenza dell’avvocato Gioncada, di cui ho dato notizia qua: https://saperesociale.com/2014/07/27/riservatezza-privacy-trasparenza/

    buon lavoro!