Family Group Conference


Rappresenta una modalità di lavoro di gruppo altamente stimolante e simile ad una riunione di famiglia, di quelle che talvolta si organizzano per prendere decisioni importanti. Il suo segreto sta nella partecipazione di tutti i componenti della famiglia, nei modi di un confronto autentico e in armonia. Naturalmente prevede la presenza degli operatori e di tutte le figure a cui deciderete di affidarvi in questo percorso. La méta di questo viaggio è, come sempre, l’approdo ad una situazione di miglioramento per tutta la famiglia. Nel caso in cui vi siano adolescenti o preadolescenti con atteggiamenti particolarmente trasgressivi, il progetto avrà come scopo anche quello riparativo del danno causato e rieducativo per evitare recidive. Il modello del FGC nasce in Nuova Zelanda e si fonda sulle tradizioni Maori, ma è ormai un metodo utilizzato in diversi Paesi, tra cui l’Italia.

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Chi è famiglia?

Prima di tutto facciamo chiarezza: non esiste uno standard, né schemi normativi o formule valide per tutti per definire il concetto di famiglia. Famiglia è ciò che noi decidiamo essere tale. Ricordo, ad esempio, un ragazzino che aveva incluso nella sua famiglia il cane, al quale lui e i suoi genitori erano molto affezionati. Ugualmente può accadere con un vicino di casa, un amico caro, o qualsiasi persona di fiducia. E, a volte, viceversa, può verificarsi che un fratello, un cugino, un parente non venga accolto nel nostro modo di sentire la famiglia.

Gli attori coinvolti

Il ruolo protagonista resta ai componenti della famiglia, ai quali si affiancano altre figure. Le nostre comparse sono:

– Il facilitatore: colui che si preoccupa di portare il gruppo dalla fase di preparazione (il momento d’incontro e conoscenza dei vari soggetti coinvolti) a quella della facilitazione, quando sosterrà la famiglia nell’elaborazione del progetto;

– Eventuali operatori di advocacy che possono affiancare i più giovani, aiutandoli a dar voce ai loro pensieri e a tutto il loro mondo interiore, affinché possano anch’essi avere parte attiva nel progetto;

Fatto interessante: l’operatore advocacy può essere sia un professionista sia un volontario, ma anche un membro della famiglia scelto dal bambino/ragazzo.

Le fasi:

Questo percorso si struttura in cinque semplici fasi:

1. La richiesta di attivazione della FGC;

2. La preparazione dei partecipanti;

3. La riunione vera e propria (la riunione è suddivisa in riunione riparativa e riunione di protezione o evolutiva);

4. Il monitoraggio del progetto personalizzato (sarà la famiglia a decidere per una eventuale riunione di verifica, che si svolgerà con le medesime modalità della prima);

5. Una consigliata riunione di verifica.