Lavorare con le coppie altamente conflittuali con il metodo del parent coordinator: modalità mista

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1.000,00  + IVA

Il corso  per apprendere il metodo della coordinazione genitoriale integrato di Debra Carter ed applicarlo nei vari contesti lavorativi (privato, servizi sociali, servizi accreditati). Sono spiegate in maniera approfondita le specifiche del metodo per l’applicazione nel contesto italiano.

UNA PARTE IN PRESENZA E UNA PARTE COMPOSTA DA FORMAZIONE A DISTANZA.

Crediti riconosciuti dall’Ordine degli Assistenti sociali :

30  formativi e 15  deontologici

 

In fase di riconoscimento da parte del Consiglio Nazionale Forense 

In fase di riconoscimento da parte dell’Associazione Nazionale dei Coordinatori Genitoriali 

 

Il corso per apprendere il metodo della coordinazione genitoriale integrato di Debra Carter e la sua applicazione in Italia nel privato e nei servizi. Analizziamo le possibili applicazioni in Italia  mettendo in critica le attuali sperimentazioni, riflettendo sulle procedure giudiziarie per comprendere chiaramente gli spazi sia entro che fuori i procedimenti. L’analisi del conflitto è affrontata in maniera strutturata. Strumenti pratici operativi. Corso riconosciuto per la parte del metodo richiesta come formazione dalla Ass. Italiana Coordinatori Genitoriali. I formatori sono gli autori del volume ‘La coordinazione genitoriale in Italia’.

I contenuti e le ore del corso sono coerenti con quanto definito dall’Associazione italiana dei coordinatori genitoriali.

Crediti riconosciuti dall’Ordine degli Assistenti sociali:

30  formativi e 15  deontologici

 

Da diversi anni ormai il tipo di utenza dei servizi sociali che si occupano per mandato istituzionale di famiglie e minorenni ha visto un radicale cambiamento. Dalle famiglie multiproblematiche ‘tipiche’ nei servizi sociali con storie generazionali di maltrattamento, incuria, trascuratezza, violenza, abuso di sostanze si è passati ad occuparsi con sempre più frequenza di coppie conflittuali e, spesso, altamente conflittuali in fase di separazione e/o divorzio con figli minorenni ed appartenenti a ceti sociali e culturali molteplici, con problematiche personali tipiche e non. Ad esempio dai dati Istat si rileva che nel 2010, rispetto al 1995, le separazioni sono aumentate di oltre il 65% mentre i divorzi sono praticamente raddoppiati. In aggiunta, si rileva una netta prevalenza dei procedimenti giudiziali. Dall’incrocio dei dati degli ultimi anni si evince inoltre che le unioni di ultima generazione tendono a durare sempre meno e, in presenza di figli, questo dato può comportare – ancor più che per le unioni di lunga data che si infrangono – tematiche conflittuali rilevanti quali la delusione delle aspettative reciproche, il desiderio di ferire l’altro per aver disatteso il proprio sogno, la rappresentazione sociale di sé sia nella propria famiglia di origine sia nella comunità, il tradimento del patto – spesso non esplicito – di coppia, la ricerca di una nuova famiglia,il riscatto.

Inoltre il concetto stesso di famiglia si sta evolvendo ed infatti non siamo più in una situazione in cui la famiglia ‘tradizionale’ risulta la norma. Sempre più, infatti, i servizi sociali oltre a confrontarsi con coppie separate si interfacciano con: famiglie ricomposte con o senza nuovo legame matrimoniale, monoparentali,  famiglie di fatto e, seppur non statisticamente rilevanti ad oggi in Italia, cresceranno le famiglie omosessuali con figli perché nati da una precedente unione eterosessuale o per inseminazione in vitro o grazie a madri surrogate avvenuta all’estero.

Di fronte a tutti questi cambiamenti i servizi sociali per le famiglie e i minorenni hanno faticato a confrontarsi con le nuove istanze delle famiglie così come fatica la legislazione a tenere il passo dei cambiamenti culturali. Perlopiù i servizi sociali hanno cercato di adattare i modelli e i metodi conosciuti al lavoro con le coppie conflittuali, senza molto successo e con una crescente frustrazione. Le tematiche affrontate nelle situazione di separazioni altamente conflittuali richiedono infatti attitudini, competenze, metodi e strumenti diversi da quelli tipici del lavoro sociale fino ad ora, l’invasione -emotivo relazionale- delle coppie conflittuali e ancor più di quelle altamente conflittuali presuppone stili relazionali ad hoc da parte del professionista.

Alta conflittualità è infatti un concetto diverso da quello di conflittualità che rimanda ad un aspetto intrinseco ai processi di socializzazione. La relazione è sempre un incontro di differenze che talvolta si integrano, ma non si risolvono mai in modo stabile nell’uguaglianza di intenzioni, sentimenti, pensieri, convinzioni. I rapporti implicano quindi una continua ‘negoziazione’ ancor più richiesta nei processi di dissoluzione del patto affettivo degli adulti rispetto al quale si relazionale.

Diverse indicazioni arrivano dal metodo del parent coordinator, figura attiva negli Stati Uniti come ausiliario dell’Autorità Giudiziaria.
Pare necessario partire dall’identificazione del tipo di conflitto, presenza di fattori protettivi dal conflitto, cause del conflitto, ruolo di ogni soggetto nel conflitto – fase di screening – per poter definire il tipo di genitorialità sulla quale puntare e lo stile di facilitazione nelle diversi fasi di lavoro con la coppia. Solo queste fasi consecutive possono portare alla definizione di interventi appropriati a quella famiglia in quella specifica fase della propria vita.

Diversi studi sfatano infatti alcuni luoghi comuni quali la necessità dell’atteggiamento accogliente, la nocività del conflitto tout court. L’analisi di ricerche internazionali permette infatti di dare senso ad un tipo di intervento piuttosto che ad un altro, alla selezione di uno stile specifico di conduzione dei colloqui, alla prevalenza dell’aspetto del controllo inteso come un soggetto super-partes che assume le decisioni piuttosto che propendere sempre per un approccio partecipato. Si esce sempre più dalla dicotomia -controllo-aiuto laddove il professionista assume un ruolo differente asseconda dello scopo del lavoro in ogni specifica fase. L’accento sull’educazione dei genitori diventa evidente, centro del lavoro da parte del professionista: educazione all’ascolto, educazione alla rilevazione dei fatti, educazione al percepire l’altro, nello specifico i bambini, educazione a rispettare gli impegni.

La legge 54/2006 ha affrontato questo tema mettendo al centro le esigenze dei bambini sancendo il concetto di bigenitorialità e, allo stesso modo, la legge 219/2012 sancisce l’equiparazione tra figli legittimi e figli naturali identificando la sola dicitura di figli. Entrambe queste leggi hanno innovato l’assetto normativo italiano e, altrettanto, hanno comportato cambiamenti per i servizi sociali che sempre più si sono confrontati con il tema dell’affido congiunto, con Ordinanze del Tribunale Ordinario e logiche di questa Autorità Giudiziaria differenti da quella ormai conosciuta del Tribunale per i Minorenni. L’avvento della mediazione famigliare ha fatto sperare di aver trovato un modo per lavorare con queste coppie, ma si è presto compreso il suo limite. Come si possono allora affrontare professionalmente, all’interno dei servizi sociali, le situazione di alta conflittualità ed evitare che si cristallizzino fino a diventare ‘missioni impossibili’?

Diverse indicazioni arrivano dal metodo del parent coordinator, figura attiva negli Stati Uniti come ausiliario dell’Autorità Giudiziaria.
Questo metodo offre spunti interessanti sia dal punto di vista teorico che operativo attraverso strumenti chiari e concreti che possono essere attuati dai servizi sociali in vario modo dipendentemente dal tipo di conflitto con il quale ci si confronta e dal mandato del Tribunale. Questo metodo mette al centro i bambini che tornano ad essere un focus reale e non solo agito. Nella pratica quotidiana con le coppie altamente conflittuali infatti può capitare che i professionisti dei servizi colludano con dinamiche relazioni disfunzionali e legittimino senza volerlo il conflitto. È allora necessario che il professionista si ponga con fermezza al di fuori del conflitto, un soggetto adulto che svolge una funzione di coordinamento delle azioni concrete per pianificare la vita quotidiana del nuovo assetto famigliare. I figli devono tornare ad essere il centro degli sforzi dei due genitori, delle loro responsabilità che non possono ignorare la necessità di condividere decisioni e rispondere a bisogni vitali. Il metodo e gli strumenti del parent coordinator possono essere un buono spunto per elaborare un modo di lavorare con le coppie conflittuali nei servizi sociali perché presuppone un contesto coatto e con una definizione del potere chiaro e trasparente.

Solo l’Autorità Giudiziaria può quindi essere promotrice di una lavoro con queste coppie che presuppone la necessità della definizione di una specifica cornice di lavoro con regole chiare e condivise, un luogo generativo e direttivo che aiuti i genitori ad attivare le risorse necessarie per il superamento o i contenimento della loro conflittualità. Perché questo percorso di trasformazione sia personalizzato e non un ‘pacchetto preconfezionato’ è allora necessario partire dall’identificazione del tipo di conflitto, presenza di fattori protettivi dal conflitto, cause del conflitto, ruolo di ogni soggetto nel conflitto – fase di screening – per poter definire il tipo di genitorialità sulla quale puntare e lo stile di facilitazione nelle diversi fasi di lavoro con la coppia. Solo queste fasi consecutive possono portare alla definizione di interventi appropriati a quella famiglia in quella specifica fase della propria vita relazionale. Alcuni studi sfatano infatti alcuni luoghi comuni quali la necessità dell’atteggiamento accogliente, la nocività del conflitto tout court. L’analisi di ricerche internazionali permette infatti di dare senso ad un tipo di intervento piuttosto che ad un altro, alla selezione di uno stile specifico di conduzione dei colloqui, alla prevalenze dell’aspetto del controllo inteso come un soggetto super-partes che assume le decisioni piuttosto che propendere sempre per un approccio partecipato. Si esce sempre più dalla dicotomia controllo-aiuto laddove il professionista assume un ruolo differente dipendentemente dallo scopo del lavoro in ogni specifica fase. L’accento sull’educazione dei genitori diventa evidente, centro del lavoro da parte del professionista: educazione all’ascolto; educazione alla rilevazione dei fatti, educazione al percepire l’altro, nello specifico i bambini; educazione a rispettare gli impegni.

 

Test di apprendimento a risposta multipla, esercitazioni, per ogni modulo e consegna attestati dopo un esame finale composto da un’esercitazione e da un test a risposta multipla.

METODOLOGIA

I moduli formativi sono suddivisi per tematiche.
Per i moduli FAD  sarà stimolata la partecipazione attiva in tutte le fasi del corso sia tramite i webinar sia tramite gli esercizi sbarramento e quelli proposti per ogni modulo.

Inoltre, le tutor del corso e la formatrice saranno a disposizione dei partecipanti per rispondere a quesiti e dubbi e nel webinar QUESTION&ANSWER nella versione registrata potete avere risposte a quesiti inerenti i temi trattati in ogni modulo. Durante il corso saranno presentati strumenti e modalità operative da sperimentare nella quotidianità.

Ogni modulo FAD è strutturato in video lezioni, slide, eventuale materiale di approfondimento, webinar Q&A da seguire in diretta nella giornata indicata o successivamente in registrata, forum e chat di discussione, strumenti operativi.

Ogni modulo in presenza prevede giornate a tema di 7,5 ore in cui sarà stimolata la partecipazione attiva sia tramite lezioni sulle diverse tematiche, sia attraverso esercitazioni pratiche.
Il corso prevede cinque esercitazioni pratiche/simulazioni: uno sulla gestione del conflitto, tre inerenti il metodo ed uno come “esame finale”.

DESTINATARI

Il corso si rivolge a professionisti dell’aiuto – assistenti sociali, psicologi, pedagogisti, educatori professionali, mediatori famigliari e agli avvocati.

Il riconoscimento del corso da parte dell’Associazione A.I.Co.Ge. è relativo alla parte di formazione riguardante il metodo della coordinazione genitoriale. All’atto della domanda di associatura, a chi ha frequentato corsi riconosciuti, verrà chiesto di presentarne solo l’attestato. L’Associazione, oltre a questo criterio formativo, richiede per la stessa associatura di dimostrare di possedere altre competenze – già acquisite e attestate o da acquisire entro 6 mesi dall’associatura – sui temi della psicopatologia, della psicologia evolutiva, della pedagogia, del diritto di famiglia e della gestione dei conflitti, oltre ad una pratica professionale di almeno 3 anni nell’ambito del lavoro con le famiglie e i minorenni. Per gli avvocati si rileva come valida la pratica forense in diritto di famiglia.

DOCENTI

Elena Giudice, assistente sociale e formatrice. Assistente sociale libera professionista con esperienza di ormai 17 anni nell’area del lavoro con le famiglie e i minorenni, soprattutto nel lavoro con gli adolescenti e le loro famiglie, nella progettazione dei servizi, nella mediazione dei conflitti interculturali, nello sviluppo della sensibilità interculturale delle organizzazioni e delle persone. Mi sono formata sui modelli innovati di lavoro con le famiglie sia in Italia sia negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e ho conosciuto il modello del Parent Coordinator tramite una delle maggiori studiose statunitensi, Debra Carter. Collaboro privatamente con avvocati che si occupano do separazioni e sono socia dell’Associazione Italiana di Diritto Collaborativo

Dottorato di Ricerca in Metodologia della Ricerca Sociale e Sociologia Applicata.
Ho collaborato per 5 anni con l’Università degli Studi di Milano Bicocca in qualità di docente a contratto e ora insegno come docente a contratto presso l’Università di Enna Korè.

Francesco Pisano, avvocato esperto di diritto di famiglia. È avvocato in Cagliari, esperto in diritto di famiglia. Prima di diventare avvocato ha lavorato come educatore e conosce in maniera approfondita i servizi sociali, il loro funzionamento così come il sistema giudiziario minorile e ordinario. Attento ai diritti degli utenti svolge attività di formazione nell’ambito del diritto delle relazioni affettive e di quello minorile. E’ autore di contributi pubblicati su riviste e testi giuridici.

Sara Francavilla, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva. E’ stata professore a contratto presso l’Università della Valle d’Aosta e all’università Bicocca di Milano. Attualmente svolge attività di formazione principalmente in psicotraumatologia e psicodiagnostica in contesti pubblici e privati. È docente presso la scuola gruppoanalitica COIRAG di Milano. Si occupa di diagnosi e trattamento di disturbi in età evolutiva e dei disturbi post-traumatici con utilizzo di tecniche quali EMDR e Terapia Sensomotoria. Fa riferimento anche alla psicoterapia diadica evolutiva e, lavorando con famiglie ad alta conflittualità, anche al metodo della coordinazione genitoriale. Ha collaborato come psicodiagnosta e psicoterapeuta con il Centro per la Ricerca e la Cura del Trauma Psicologico della Croce Rossa di Milano. Socio fondatore dell’Associazione Italiana Coordinatori Genitoriali. È fondatrice e parte dell’ Italian Group for the Advancement of Psychodynamic Diagnosis.

Mara Pirotta, educatrice professionale e pedagogista, docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Specializzata in visite protette e supporto alla genitorialità.

Erika Del Pomo e Sara Visentin tutor del corso

COSTO

 

COSTO PER PRIVATI/PROFESSIONISTI/ASSOCIAZIONI/COOPERATIVE: 1.000€ +IVA 22%

QUOTA PER ENTI PUBBLICI e P.A. con fatturazione elettronica e pagamento posticipato al corso: 1200 €: l’iva non è dovuta da Enti pubblici che pagano per i propri dipendenti. Non fare acquisto tramite carrello. Inviare mail a formazione@assistentesocialeprivato.it con impegno di spesa e nominativo con mail del professionista che partecipa al corso.

 

DATE IN PRESENZA ( MILANO):

  • 4 e 5 novembre 2022
  • 25 e 26 novembre 2022
  • 16 e 17 dicembre 2022.

PROGRAMMA

I contenuti e le ore del corso sono coerenti con quanto indicato dall’Ordine degli Assistenti Sociali.

Il corso è in fase di riconoscimento da parte dell’ Associazione Italiana Coordinatori Genitoriali

Il corso è in fase di riconoscimento da parte del Consiglio Nazionale Forense 

Apertura corso 30 Settembre

I MODULO (FAD)- NORMATIVA E ADR  (tempo previsto 14 ore)

  • Normativa vigente e procedure
  • Normativa in vigore in materia di separazioni e affidamento dei figli
  • Pronunciamenti e orientamenti della Corte Europea
  • Le novità previste dalla riforma del processo civile
  • Procedure giudiziarie: dal deposito dell’istanza alle sentenze dei vari gradi di giudizio
  • Ad ognuno le proprie competenze (T.O., T.M., G.T.) e chi sono gli attori coinvolti (GOT, CTU, …)
  • Linguaggio giuridico
  • Riservatezza e rischi per il professionista
  • ADR nella legislazione italiana
  • Ruolo e potere del coordinatore genitoriale nella legislazione italiana

Parte sul metodo: Dal I al VI e il XIII modulo (tempo previsto  ore 43) (IN PRESENZA)

II MODULO  – IL CONFLITTO E LA SUA ANALISI

  • Il conflitto: analisi, trasformazione e contenimento
  • Tipi di conflitto
  • Differenza tra conflitto e alto conflitto
  • Teorie del conflitto utili per la coordinazione genitoriale
  • Modificare l’approccio alla risoluzione del conflitto
  • Parola chiave: contenimento e negoziazione
  • Esercitazione sugli stadi del conflitto a piccoli gruppi
  • Trasformazione e maturazione del conflitto
  • Individuare gli ingredienti del conflitto
  • Le dinamiche familiari
  • Le dinamiche separative
  • Il patto implicito e il patto esplicito
  • I cicli di vita famigliare
  • L’elaborazione del lutto: gli stadi
  • L’elaborazione del lutto e l’alto conflitto

III MODULO – FACCIAMO CHIAREZZA SULLA COORDINAZIONE GENITORIALE

  • La coordinazione genitoriale: dalle radici in Nord America all’attualità
  • Nascita del metodo ed evoluzioni storiche
  • Dal modello ai metodi
  • Le differenze con altri modelli e metodi di uso comune nel lavoro con le famiglie in crisi
  • Cos’è la coordinazione genitoriale e le condizioni necessarie
  • Le specificità del metodo integrato
  • Le possibili aree di implementazione del metodo in Italia e il possibile ruolo dei servizi sociali
  • Il professionista che lavora con le coppie altamente conflittuali
  • Attitudini necessarie
  • La direttività come stile di contenimento accogliente
  • ‘Faccio ciò che dico’
  • Comunicare con i bambini
  • Utilizzare il pensiero laterale
  • Coerenza tra comunicazione verbale, para-verbale e non verbale

IV MODULO-Punti chiave per l’implementazione italiana

  • Ripresa del tema dei poteri del coordinazione genitoriale
  • Chi sceglie il coordinatore genitoriale
  • Che ruolo ha il CTU rispetto alla coordinazione genitoriale
  • Le parole sono importanti: il mandato del Tribunale
  • Il ruolo degli avvocati
  • Pagamento e questione relativa alla riservatezza e alla rinuncia
  • Si può parlare di ‘coazione volontaria’?
  • Conoscenza del lavoro di rete e del funzionamento delle istituzioni
  • La coordinazione genitoriale e l’affido ai servizi sociali: come si integrano?

V, VI, VII MODULO– Le fasi del metodo integrato di lavoro con le coppie altamente conflittuali.

V La fase informativa

  • Le fasi del metodo
  • Il primo contatto
  • Il colloquio informativo
  • Il contratto
  • Le modalità comunicative con il Co.Ge. , le regola del setting e il senso dell’intervento
  • La deontologia e l’etica che spazio hanno nell’incontro informativo?
  • Esercitazione sul colloquio informativo discussa durante webinar con la docente e le tutor

VI MODULO– La prima fase, contenimento del conflitto 

  • Acquisizione del mandato
  • L’analisi della documentazione: screening; individuare le parti coinvolte;
  • Storia e storie
  • Dinamiche genitoriali e relazionali. Il presente
  • I bambini e la loro situazione attuale: il contatto con i soggetti coinvolti
  • Il primo incontro e la firma del contratto
  • Gli incontri successivi
  • Strumenti operativi di contenimento del conflitto
  • Verifica dei fattori di rischio e di protezione
  • Individuare i punti di forza dei genitori
  • Modalità di gestione delle comunicazioni tra genitori e ripresa contratto
  • La rete: coordinamento efficace e trasparente
  • Colloqui di mantenimento e monitoraggio
  • Esercitazione primo incontro discussa durante webinar con la docente

VII MODULO (FAD)– in conclusione…stiamo sul possibile

  • Strategie di fronteggiamento del conflitto e mantenimento
  • Ridefinire la relazione co-genitoriale e i modelli di co-genitorialità
  • ‘Patti chiari’ per lavorare insieme: evitare la collusione
  • Interessi rilevanti
  • Il piano genitoriale
  • L’educazione genitoriale come intervento
  • Evitare le invasioni e costruire la fiducia: dalla parte della trasparenza
  • Verificare gli stili conflittuali e di empasse
  • Il ruolo delle famiglie allargate e dei nuovi compagni
  • La ricerca della risorse sui territori
  • Esercitazione modelli co-genitoriali
  • Cosa dicono le ricerche
  • Esercitazione sulla negoziazione

Moduli psicopedagogici: (tempo previsto 17 ore)

VIII MODULO – Psicopatologia e coordinazione genitoriale

  • Strutture di personalità e caratteristiche
  • Gestire le situazione francamente psicopatologiche in coordinazione genitoriale e di quelle non diagnosticate
  • Influenze sulla genitorialità
  • L’importanza del team di lavoro. Attenzione a replicare le dinamiche familiari

IX MODULO – Psicologia dell’età evolutiva e coordinazione genitoriale

  • Stadi di sviluppo del bambino
  • Coordinazione genitoriale con bambini di età differenti: cosa cambia?
  • Influenza del conflitto sull’evoluzione psico-emotivo-relazionale e sociale del bambino

X MODULO – Pedagogia e coordinazione genitoriale

  • Cos’è la pedagogia e come può essere utile alla coordinazione genitoriale
  • Teorie sulla famiglia e metafore famigliari con particolare riferimento alla teoria sistemica
  • Sistemi e conflitto una logica composizione
  • Osservazione, stili genitoriali e modalità interattive

XI MODULO – L’intimate Violence Partner (tempo previsto 4 ore)

  • I tipi di violenza
  • Le norme nazionali ed internazionali e la giurisprudenza
  • Il dominio nella violenza
  • Il lavoro dei professionisti
  • Violenza intima e coordinazione genitoriale
  • La violenza assistita

XII MODULO – Interculturalità e nuove tecnologie nella coordinazione genitoriale (tempo previsto 4 ore)

  • Come approcciamo l’altro: Consapevolezza del diversity e conseguente attivazione di competenze, in quanto influenti sul processo di coordinazione genitoriale, fattori socio-economici, culturali, di razza, etnici, linguistici, di età, di genere, religiosi, sessuali e di disabilità che condizionano la capacità o la volontà dei co-genitori di intraprendere un percorso di coordinazione genitoriale;
  • Conseguenze di preferenze e preconcetti personali del Coordinatore genitoriale, dei suoi valori e stile
  • I bias cognitivi
  • Modifiche al processo di coordinazione e al protocollo stabilito in risposta a bisogni straordinari
  • La comunicazione interculturale: stadi etnocentrici ed etno-relativi
  • Il Developmental Model of Intercultural Sensitivity
  • Il lavoro con i clienti internazionali: l’importanza della lingua
  • Considerazioni preliminari alla presa in carico di una coordinazione a distanza e virtuale
  • L’utilizzo efficace delle tecnologie per la comunicazione: chat, internet, mail Aspetti relativi a sicurezza, riservatezza e privacy.
  • Inclusione degli aspetti tecnologici nel Contratto di servizi professionali (anche registrazioni dei colloqui)
  • L’utilizzo delle applicazioni smartphone e/o uso di piattaforme online di condivisione per il sostegno alla genitorialità (per esempio: piattaforme per la comunicazione co-genitoriale, calendario/programmazione, etc.)
  • I colloqui e le riunioni online
  • Aggiornamento sui progressi della tecnologia

XIII modulo (FAD)- Deontologia, linee guida internazionale e AICOGE (tempo previsto 8 ore)

  • La deontologia nelle linee guida internazionali; connessioni fra le Linee Guida AFCC per la Coordinazione Genitoriale (2019), altre linee guida etiche e linee guida sulla pratica professionale. E se sono un professionista che ha un codice deontologico a cui fare riferimento? Codice etico del coordinatore genitoriale (AFCC e AICOGE)
  • Coordinamento tra norme deontologiche del coordinatore genitoriale del proprio albo di appartenenza e ruolo di coordinatore genitoriale
  • Gestione del rischio nello svolgimento della coordinazione genitoriale. Condizionamenti emotivi espliciti e impliciti, cognitivi e comportamentali
  • Linee guida internazionali AFCC (traduzione a cura di Aicoge)
  • L’associazione italiana coordinatori genitoriali: storia, organizzazione e protocollo operativo

Struttura del corso:

-Apertura I modulo 30 Settembre 2022

-Apertura VIII- IX-X il 5 Novembre 2022

-Apertura XI-XII-XIII 26 Novembre 2022

Tot delle ore 86

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