#gliospitidellunedì: Il lavoro sociale indiretto


Per la rubrica #gliospitidellunedì  del blog il #nudodelre di Assistente Sociale Privato, Francesca Codazzi affronta il tema del “Lavoro sociale indiretto”.

… partiamo da un po di info “normative” e burocratiche

Con l’espressione «assistenza sociale» sono COMUNEMENTE indicate le attività predisposte alla tutela di interessi attuali dei cittadini, indipendentemente al verificarsi di eventi dannosi.

Da un punto di vista normativo, i SERVIZI SOCIALI sono uno dei quattro settori organici su cui si impernia l’intero trasferimento di funzioni amministrative dallo Stato verso gli enti territoriali (DPR 616/77 e artt. 117 e seg. della Costituzione); dopo il decreto legislativo 112/1998 i servizi vengono trasformati e definiti SERVIZI ALLA PERSONA E ALLA COMUNITÀ.

In questo quadro SONO DEFINITI SERVIZI SOCIALI  tutte le attività relative  alla  predisposizione ed erogazione:

  • di servizi, gratuiti e a pagamento,
  • o di prestazioni economiche

destinate a rimuovere/superare le situazioni di bisogno e di difficoltà.

Tale definizione viene assunta come punto di riferimento dalla legge quadro 328/2000.

 

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Le strutture organizzative del servizio sociale possono essere definite come UNITÀ con competenze tecniche specifiche; il servizio sociale non va visto SOLO come mera organizzazione a se stante, ma va considerato nella sua relazione e interrelazione con il contesto, nel network organizzativo e sociale che sta intorno.

Tra gli elementi che qualificano la struttura organizzativa ci sono:

– le FUNZIONI: tutto ciò che sostanzia l’attività di un org./servizio: si trovano nella normativa e non solo, e parliamo sia di attività concrete ma anche di ciò che l’org.ne fa, negli aspetti formali e sostanziali.

– aspetti amministrativi: tutto ciò che attiene al procedimento amm.vo e agli elementi che lo compongono, alla produzione di atti e espletamento delle procedure

(da Assistente Sociale Dirigente p. 40 Mari, Mastropasqua, Romano  I servizi sociali il fenomeno amministrativo).

 

QUESTO PER DIRE CHE IL SERVIZIO SOCIALE INCONTRA, NEL CONTATTO CON LE PERSONE E NEI PERCORSI CHE POSSONO AVVIARSI, DEGLI ASPETTI AMM.VI E BUROCRATICI CHE ATTENGONO A ORGANIZZAZIONI CHE POSSONO,  ATTRAVERSO LE LORO FUNZIONI-ATTIVITA’, ACCOGLIERE (O MENO) BISOGNI E DIFFICOLTA’ DELLE PERSONE STESSE.

 

aspetti che sono presenti sia nelle attività dirette che indirette

cosa sono queste attività?

 L’oggetto del servizio sociale si può dividere in due livelli:

1) INTERVENTO DIRETTO:

  • COLAJANNI – (org) fa riferimento a quel lavoro svolto per la soluzione di un problema, in una determinata situazione, in cui si incontrano un professionista che “indaga” e un portatore di disagio;
  • TONIOLO PIVA sono attività dirette: l’informazione e l’educazione preventiva, il sostegno sociale, le pratiche burocratiche e di accompagnamento, le telefonate, i colloqui, ecc.
  • una qualità particolare delle attività dirette e la vicinanza di contenuto con la vita quotidiana, elemento che facilita l’integrazione tra attività diverse (TONIOLO PIVA)

2) LAVORO INDIRETTO

  • livello destinato alla individuazione/predisposizione di risorse per realizzare risposte per la soddisfazione del bisogno di cui l’utente è portatore.
  • sono attività che servono a fornire la materia prima, le informazioni, le conoscenze, le procedure operative
  • CI SONO ANCHE: (PIVA) la definizione di procedure operative, la memoria, il coordinamento interno/esterno verso altri servizi.
  • non è facile riconoscere e analizzare le attività indirette dal momento che esse sono in parte fuse e compresenti a quelle dirette

Le attività indirette ACCRESCONO la qualità del rapporto diretto con il cliente, E QUINDI attraverso la cura del lavoro indiretto POSSIAMO CREARE le condizioni per rendere efficace quello DIRETTO rivolto alle persone (TONIOLO PIVA)

 

3) esiste una terza dimensione denominata METASERVIZIO RIF. alla necessità di un’organizzazione di quelle attività come la coordinazione, il monitoraggio e alla progettazione/valutazione delle azioni.

(Paola Piva l’intervento organizzativo nei servizi socio sanitari)

 

QUINDI PARLARE DI ATTIVITÀ DIR/INDIR/META vuol dire far riferimento agli aspetti organizzativi del lavoro sociale.

 

Nell’area dei servizi alla persona l’aspetto organizzativo deve essere riconoscibile da tutti come strumento che facilita il lavoro sociale e non come un mero aspetto burocratico da rispettare.

 

OK MA VENIAMO AL DUNQUE… nella pratica che facciamo?

Sappiamo che l’autonomia organizzativa dei servizi territoriali si fonda sull’autonomia professionale degli operatori.e  che ogni operatore, oltre alla parte diretta (relazione con la persona) si interroga (parte indiretta):

– sulla relazione che si sta sviluppando e

– sulla adeguatezza delle risposte che in grado di fornire rispetto alla situazione che si è venuta a creare.

si sviluppa QUINDI un percorso nel quale i momenti di progettualità e di attuazione si devono collegarsi e coordinarsi con la valutazione del problema/analisi comprensione e memoria

….e tutto ciò si svolge nello stesso momento dell’erogazione del servizio.

concretamente L’OPERATORE DOVREBBE ORGANIZZARE IL PROPRIO TEMPO LAVORATIVO TENENDO CONTO DELL’IMPORTANZA DELLA cura del LAVORO INDIRETTO.

…E COME SI PUÒ FARE IN PRATICA?

possiamo iniziare a riconoscere i ruoli:

  • CONOSCIAMO COSA FACCIAMO IN UN SERVIZIO?
  • POSSIAMO DEFINIRE IL NOSTRO RUOLO E GLI ALTRI RUOLI PRESENTI

il ruolo di un operatore all’interno di un servizio è descrivibile elencando tutte le attività, dir o indir, che di fatto svolge in quanto membro di quella organizzazione; nel ruolo possiamo includere, anche, le regole a cui deve attenersi per svolgere i compiti che gli sono stati affidati e per rispondere alle aspettative dei superiori/colleghi/utenti.

L’opportunità di vivere l’organizzazione (e aggiungo: anche la propria org. del lavoro sociale) come risorsa a favore dell’autonomia professionale avviene quando L’OPERATORE ELABORA UNA VISIONE CHIARA ED ESAURIENTE del lavoro complessivo che si svolge nel suo servizio

Per capire questo aspetto dell’organizzazione è utile imparare a RAPPRESENTARE OGNI PROCEDIMENTO. DI LAVORO che il servizio svolge con gli utenti e partire da lì per evidenziare i collegamenti richiesti agli operatori impegnati in questo servizio.

 

QUESTO PER EVIDENZIARE (E SAPER ESPLICITARE) ANCHE LA PARTE INDIRETTA del nostro lavoro, in merito ai tre processi principali

  • quello del progetto per l’utente
  • quello del servizio cui appartiene
  • quello di tutti servizi con cui è collegato per attività o progetti in comune

L’organizzazione del lavoro è difficile da capire perché si articola su tutti e tre i piani.  spesso manca di un contenitore fisico dove il lavoro comincia e dove finisce, si allarga ben oltre la misura del servizio e le funzioni svolte non sono ben delimitate

CONCLUSIONI

Il primo bisogno di organizzazione comincia quando il singolo operatore vuole professionalizzare il suo rapporto con l’utente: è qui che si crea un legame positivo con il servizio, che viene visto come mezzo per potenziare la professionalità e non come vincolo che condiziona la libera espressione delle capacità personali.

 

NELLA PRATICA

È necessario progettare (o riprogettare) il lavoro indiretto:

  • il professionista sociale deve riconoscere il valore aggiunto di accrescere le proprie competenze riesaminando continuamente la sua relazione con l’utente,
  • così il servizio può abituarsi a produrre riflessione su se stesso, utilizzando la propria esperienza organizzativa: il servizio deve possedere al suo interno gli strumenti che gli consentono di decifrare l’esperienza, di valutare la funzionalità delle regole e rivederle, se è necessario, fino a quando non trovi quelle modalità di gestione che, senza sprechi di energie e tempo, risultino produttive di soddisfazione per gli operatori e per i clienti
  • è utile mettere mano alle regole organizzative del lavoro sociale (p. 25 toniolo piva) e la strada più corretta per affrontare questa situazione è RIESAMINARE IL LAVORO INDIRETTO, CORREGGERE GLI ERRORI E IMPARARE DALL’ESPERIENZA.

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