Claims Conference


Torna il vlog  di Assistente sociale privato,

oggi con Giulia Tura parliamo del  ruolo che ha l’assistente sociale per la Claims Conference.

Questa è nata negli anni 50 negli Stati uniti per chiedere alla Germania  un risarcimento danni per i sopravvissuti  alla SHOA; è attiva in 29 Paesi del mondo, è un’ associazione molto grande

Noi come UCEI a Roma facciamo riferimento agli uffici di New York e di Berlino, ed è presente ovunque ci siano dei sopravvissuti alla SHOA.

Non c’ èsolo la Claims conferenze che aiuta i sopravvissuti, ma anche lo Stato Italiano da dei sostegni economici  ai sopravvissuti come l’assegno di beneremenenza per i perseguitati, e un vitalizio per l’internati nei campi di sterminio; anche il governo italiano si è attivato nel riconoscere il forte danno economico e politico che queste persone hanno subito durante la guerra.

Noi aiutiamo le persone che non sono già  inserite nel sistema ad entrarci, c’ è una domanda da compilare che permette  alla persona di accedere ad un fondo chiamato articolo 2, che permette alla persona  di ricevere una pensione trimestrale con la quale può avere una vita migliore; queste vengono erogate in base al reddito.

Per far si che questa pensione venga riconosciuta è importante dimostrare la persecuzione.

Ade esempio allontanamento scolastico.

Questo è un Iter molto lungo; ricostruire tutta la storia è complesso, ma non impossibile. Questa domanda può essere accettata o respinta. Nel momento in cui ho diritto a questa pensione, in automatico mi viene riconosciuto anche un servizio domiciliare.

Noi assistenti sociali monitoriamo questa situazione, il rimborso va in base alle ore di servizio e alla gravità della persona. Oltre a questo, viene rimborsata anche la spesa, ma solo per cibi consentiti dalla religione ebraica.

Noi assi facciamo monitoraggio e report  trimestrale  alla claims conference per capire come sta andando.

Ogni due anni due rappresentati della claims conference vengono a controllare che sia tutto in ordine.

Purtroppo la storia dei bambini deportati è molti triste, pochi tornarono, la maggior parte delle persone con il quale lavoro sono stati nascosti in stalle o Chiese.

Questi bambini, queste famiglie hanno perso tutto con la guerra, quindi questo risarcimento è giusto.

Gli Ebrei sono sopravvissuti grazie al senso di comunità; questi risarcimenti vogliono dire; io ti ho tolto molto, ma ora cerco di scusarmi dandoti questi aiuti.

La Claims finirà come progetto quando finiranno i sopravvissuti o continuerò per fare prevenzione nelle scuole?

Questa associazione è molto grande, anche quando non ci saranno più sopravvissuti faranno prevenzione affinché l’olocausto non accada più.

Io mi auguro che le scuole siano aperte per accogliere persone che volgiano raccontare il loro vissuto; ad esempio attraverso i nipoti  dei sopravvissuti.

La conoscenza è l’unica arma per prevenire.

Dal punto di vista professionale che valore aggiunto ti  da fare questo tipo di lavoro?

Nel momento in cui ti confronti con una religione diversa dalla tua, con una cultura altra, devi informarti, studiare, ed allenarti ad ascoltare un tipo di cose che noi non ascoltiamo mai.

IO ad esempio ho scoperto la dimensione del trauma collettivo; chi è sopravvissuto è stato molto resiliente; i figli della  SCHOA sono invece molto traumatizzate.

Questo dimostra come il trauma possa trasmettersi da generazione in generazione.

Seguo persone, figli di deportati,  con patologia psichiatriche; la cultura del senso di copra è molto forte, e gioca un ruolo essenziale in questo contesto.

 

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